Immagine di copertina

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Il pensatore di pensieri

martedì 21 maggio 2013

(22) In fondo agli inferi

Eravamo quasi alla fine del nostro viaggio attraverso “lo tenebroso regno”. Il freddo glaciale che mi sentii addosso mi fece capire che ci trovavamo all'entrata dell'ultimo cerchio, quello dei traditori verso chi si fida. Questo cerchio era diviso in 4 zone e in ognuna i condannati erano confitti nel ghiaccio. La prima, chiamata “Caina”, conteneva i traditori dei parenti. Tra questi vidi, immerso nel ghiaccio a testa in giù, un mio conoscente. Tradì la fiducia dei suoi parenti per appagamento personale e ora pagava la pena che si era meritato. Andammo poi nella seconda zona, chamata “Antenora”, dove si trovavano i traditori della patria. Tra questi vi trovai un altro mio conoscente. Gli parlai ma lui non mi rispose, rimaneva impassibile e a testa alta. Questo perchè prima di tradirci e finire in questo luogo perduto tra me e lui ci fu uno scontro. Amareggiato proseguii il cammino, Dante mi condusse nella terza zona, chiamata anche “Tolomea”. Qui incontrammo i traditori degli ospiti. Non avendo nessuna persona in particolare da incontrare, Dante mi condusse direttamente alla 4 ed ultima zona, la “Giudecca”. Questo era il luogo dei traditori dei benefattori. Ma la mia attenzione non era rivolta a loro perchè proprio di fronte a me trovai il re di questo regno infernale e tenebroso. Legato dalle catene di giudecca e immerso nel ghiaccio fino al dorso, Lucifero mi fissava con i suoi occhi pieni di malvagità. Sentii il sangue gelarmisi nelle vene, mai in vita mia avrei immaginato di incontrare un essere tanto malvagio. Dante mi disse: “So bene cosa stai pensando, ma tu conosci una creatura molto molto più malvagia.” e io: “Cosa intendi dire maestro??” e lui: “Guarda sotto i piedi di lucifero “ . Guardai in basso, sotto la calotta di ghiaccio. Era lì lei, completamente immersa nelle fiamme e con la faccia quasi tutta disfatta. Costretta a bruciare in eterno, frustata da dei demoni, punzecchiata da vespe e trafitta dalla spada di un altro demone.
Orrida creatura consumata dall'odio e dalla cattiveria, dedicò la sua vita a se stessa senza curarsi degli altri. Egoista, avara, falsa, bugiarda, disgustosa in ogni suo gesto. Nella sua esistenza compì tutti i peccati possibili immaginabili e rese la vita di coloro che le stavano intorno un vero “inferno”! Chi la giudicò non poteva cancellarla dall'esistenza e quindi decise di darle una pena addirittura maggiore di quella di Lucifero. La guardai e dentro di me provai piacere nel vederla ridotta in quello stato, ero io uno dei tanti a cui lei rovinò la vita. Dante mi prese sulle spalle, forse ero svenuto, e mi portò fuori dall'inferno. Di fronte a noi ecco alzarsi la montagna del purgatorio. Dante mi guardò e mi disse che non avremmo percorso un altro passo insieme. Avevo solo bisogno di vedere come certe azioni malvagie portano a conseguenze cattive. Non era il momento di affrontare il purgatorio e poi il paradiso. Ma il mio maestro mi concesse di vedere una parte di purgatorio o di paradiso a mia scelta, prima di salutarci. Ci pensai diversi minuti. Alla fine la mia decisione fu quella di vedere la cima del paradiso. Dante acconsentì a portarmici. Mai le mie membra incontrarono tanta beatitudine. La meravigliosa creatura che avevo di fronte e che dominava il luminoso regno. Ignoto era il suo nome; appena la vidi il cuore mi cessò di battere, smisi un attimo di respirare e per la prima volta in vita mia toccai il cielo con un dito. Rimasi abbagliato da quella visione celeste. La sua luce mi travolgeva come un onda del mare. La pace che mi trasmetteva con i suoi sorrisi mi fece dimenticare il luogo dal quale ero appena uscito. Dante mi disse che quella meraviglia era più vicina di quanto pensassi e che presto o tardi l'avrei potuta abbracciare. Tornammo insieme sui nostri passi fino a tornare vicino alla selva selvaggia. Qui avevo incontrato il mio poeta preferito per la prima volta e qui lo dovevo lasciare. Non potei fare a meno di abbracciarlo e ringraziarlo e, con una nota di malinconia, lo salutai e tornai a casa. La visione mi aveva chiarito ormai le idee, quella meravigliosa ragazza avrebbe un giorno fatto parte della mia vita e non avrei dovuto assolutamente lasciarmela scappare, avevo visto la ragazza giusta. Tornato a casa mi rimisi a pensare al viaggio e alla fanciulla ignota. Mi addormentai come un bambino, col sorriso sulle labbra e abbracciato ad un pupazzetto.