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Il pensatore di pensieri

martedì 1 ottobre 2013

(31) De principatibus novis qui alienis armis et fortuna acquiruntur

Quella che segue è una specie di riassunto/critica/considerazione del capitolo 7 del "Principe" di Niccolò Machiavelli. Prima di aprire un discorso sul capitolo voglio prima definire 2 termini che si incontrano spesso che sono "fortuna" e "virtù". La prima indica l'insieme di ciò che succede all'uomo nel corso della sua vita, il caso. La seconda indica ciò che fa l'uomo per incidere sugli avvenimenti giornalieri. Il Principe è una specie di vademecum sulla politica e fu scritto nel 1513. Nel capitolo 7, intitolato come questo pensiero, l'autore sfrutta diversi esempi di governanti del suo tempo per esporre ciò che lui ritiene essere necessario fare, dire e pensare da parte di un valido condottiero, cosa che fa più o meno in tutta l'opera. All'inizio M. mette in contrapposizione le vicende di Francesco Sforza e di Cesare Borgia. Vediamo infatti che Francesco Sforza divenne duca di milano grazie alla virtù e rimase al potere senza problemi, al contrario di Cesare Borgia il quale ottenne lo stato grazie alla fortuna di suo padre e lo perse in un attimo. E' evidente quindi che per M. un politico dovrebbe possibilmente non essere una persona che ha ottenuto tutto in eredità o comunque grazie a un fortunato muoversi degli eventi. Lo scrittore porta alla nostra attenzione un altro esempio per spiegarci che è importante avere alleati ma che per averli bisogna avere interessi in comune. Infatti Alessandro VI per turbare certi ordini in Italia si alleò coi veneziani che avevano intenzione di aiutare i francesi a entrare nel paese. Sempre M. ci dice poi che è importante guadagnarsi degli uomini potenti, facendo loro promesse e parlando di ricompense senza l'obbligo di mantenere la parola data. Poi con un ennesimo esempio l'autore riporta la mente a quando la Romagna era divisa e indisciplinata. Dopodichè prese il comando Rimirro de Orco che con crudeltà e mostrandosi espedito riuscì a riportare l'unione e la disciplina; addirittura si dice che fece mettere a morte diverse persone in pubblica piazza per ottenere il timore della gente. Poi è importante non avere nemici forti vicino. E' essenziale acquistare forza e reputazione, così facendo non si governa per fortuna altrui ma per virtù propria. Il nostro autore parla in conclusione di un uomo molto famoso nel passato e soprattutto con molto potere: il Papa. Si deve evitare l'elezione di un Papa che potrebbe mettere i bastoni tra le ruote. Una volta fatte tutte queste cose si può accrescere l'impero. Alla fine M. riassume il tutto dicendo che un buon principe deve: vincere con la forza o coi tranelli, farsi amare e temere dal popolo, farsi servire dai soldati, essere severo e grato, magnanimo e liberale, mantenere l'amicizia col re e coi potenti. Ci sarebbe da parlare per ore ma in poche parole posso solo dire che alcune cose le condivido altre no. Ad esempio penso che la mano ferma ci voglia da parte di un politico ma NON la crudeltà, bensì l'amore per il popolo. Poi il fatto di fare promesse e poi non mantenerle è fuori discussione! Ma l'uomo una volta non ci teneva a essere leale?? E adesso? Sembra che la lealtà sia sempre meno presente oggi. Mi trovo parecchio in contrasto con questo autore, anche se alcuni punti li condivido. Concludo questa analisi con una frase parecchio carina che ho trovato in questo capitolo:
"Gli uomini offendono o per paura o per odio" - Niccolò Machiavelli.